Natura a Buccinasco

Notizie, foto, descrizioni della natura presente a Buccinasco (MI). Studio e salvaguardia della fauna e della flora locale.
domenica, 14 giugno 2009

Il mistero dele morti faunistiche purtroppo continua...

Buccinasco - Oggi 13 giugno 2009 intorno alle ore 17.45 sono giunto al fontanile Mortisia per controllare la fauna e l'ambiente ivi presenti. Giunto alla testa del fontanile noto un'amara sorpresa: 2 esemplari di germano reale, probabimente giovani viste le dimensioni, morti. Prendo i guanti in lattice che per queste occasioni DEVONO assolutamente essere sempre indossati, per ovvi motivi igienici, e inizio a prelevare le carcasse per portarle fuori dall'acqua. La scelta di questo intervento è dovuta al fatto che i resti organici, soprattutto in acqua, possono risultare veicolo di patologie per gli altri animali presenti nella zona e per l'intero fontanile. Fortunatamente una signora di passaggio è stata così gentile da fornirmi un sacchetto dove riporre i poveri corpi di questi animali senza vita. Poco più avanti, verso la punta della testa, un terzo cadavere.
Mentre i primi due presentavano delle escoriazioni, il terzo era apparentemente sano.
All'inizo dell'asta del fontanile invece ho rinvenuto un quarto cadavere che sono riuscito a prendere grazie all'intervento di un tecnico gentilissimo del Comune di Buccinasco.
Da quello che ho potuto osservare, i primi 2 corpi giacevano senza vita da almeno una notte perchè uno dei due aveva un morso - presumibilmente di ratto - sul collo, mentre l'altro aveva una evidente ferita nel petto con fuoriuscita di alcune parti di iteriora. Probabilmente è il segno o di una predazione o ci una collutazione violenta ma non ho abbastanza indizi per indagare oltre. Il terzo corpo era sanissimo per cui ipotizzo che il decesso sia avvenuto recentemente, forse in giornata. Questa carcassa presentava una consistente rigidità. Il quarto corpo infine, come il terzo, non presentava segni particolari o abrasioni. Ho notato però la perdita di sangue dal becco, come se fosse in atto una sorta di emorragia interna.
Ecco una serie di foto scattate prima di raccogliere questi poveri animali:


FIG. 1 - panoramica di 2 germani morti


FIG. 2 - particolare del primo cadavere con evidente ferita nel torace


FIG. 3 - Secondo cadavere con morso probabile di ratto al collo dopo il decesso


FIG. 4 - Terzo cadavere appartemente senza segni esterni


FIG. 5 - Quarta carcassa nell'asta del fontanile Mortisia

Queste spoglie di germano reale giacevano l'uno dall'altra a distanza di pochi metri ma tutti su un singolo lato di una sponda. Il fatto che ci siano state ben 4 morti nell'arco di pochissimo tempo e in queste condizioni mi fa presupporte due cause principali:
1) morte per avvelenamento (rodenticidi??)
2) focolaio di un virus
In questi giorni cerco di informarmi e osservare se ci sono altri casi simili nel nostro Comune o nei paesi limitrofi.
Ne approfitto per fare un'appello: ogni qual volta vengono trovati dei cadaveri di animali dentro fontanili o in parchi pubblici (o comunque in territorio comunale) è buona norma segnalare sempre il loro rinvenimento al Comune di Buccinasco oppure al sottoscritto. Si tratta di un gesto di civiltà verso l'ambiente e verso tutti (stiamo parlando di igiene). Per i non addetti ai lavori consiglio vivamente di NON toccare mai i resti organici di animali perchè se non si usano le corrette precauzioni e non si conosce bene il giusto modo di intervenire si rischia di farsi davvero male.
Un grazie sentito al servizio tecnico Comunale che ha dimostrato molta efficienza e disponibilità.
Se qualcuno ha visto qualcosa o può dare inidizi maggiori è pregato di contattarci!
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categorie: ambiente, fauna, emergenza, buccinasco, mortisia, denunce e opinioni, avifauna, fontanile, germani reali
venerdì, 29 maggio 2009

Decessi faunistici sospetti al fontanile Brianzona

Con questo articolo si vogliono solo informare i gentili lettori di alcuni fatti accaduti al fontanile in questione corredati da alcune testimonianze orali.
Fino a pochi mesi fa (marzo 2009) al fontanile Brianzona vivevano una famiglia di Coypu (nutrie) e alcuni germani reali ma soprattutto vi era la dolcissima presenza del famosissimo germano bianco solitario del Brianzona. Scoprii poi più tardi che con molta probabilità i germani bianchi erano due ma non mi è mai capitato di vederli contemporaneamente insieme.
Oltre al germano bianco vi erano sovente altri 2 o 3 germani reali selvatici. Altri abitanti di questo bellissimo fontanile sono le gallinelle d’acqua, altri piccoli roditori, ittiofauna e diverse specie di uccelli.
All’inizio del mese di aprile, con l’approssimarsi della stagione primaverile, durante le mie escursioni e perlustrazioni del territorio comunale, non riuscii più a scorgere la presenza del germano bianco e notai una diminuzione della presenza degli altri animali. Alcuni giorni dopo l’amara scoperta: all’interno della testa del fontanile vi erano una carcassa di nutria e una del germano bianco!
Incontrai delle persone molto gentile e scambiando quattro chiacchiere venni a  scoprire che i cadaveri di nutria erano 4, che non vi erano più germani e che, molto probabilmente, questi animali sono stati avvelenati. Ebbene si, dopo aver constatato la morte “in massa” dei castorini e dopo aver visto il cadavere abbandonato del germano e aver constatato una drastica diminuzione dell’ittiofauna e dell’avifauna acquatica il sospetto si fece più forte: morte da avvelenamento. Venni a scoprire poi che – probabilmente – qualche centro sportivo nelle imminenti vicinanze, ha utilizzato del veleno rodenticida. Questo è un reato punibile e passibile di denuncia in quanto tali veleni sono illegali e vietati per legge e questo è risaputo. Solo uno scellerato può agire in questo modo criminoso. Queste sostanze non sono selettive e causano la morte di altre specie animali (spesso protette).
Invito tutta la cittadinanza a segnalare le anomalie che possano rappresentare un pericolo per la tutela della fauna, della flora e dell’ambiente nostrano.
postato da TursiopsPL alle ore 19:06 | link | commenti
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mercoledì, 20 maggio 2009

Natura a Buccinasco con la classe 4° della scuola elementare di Robbiolo

Buccinasco - Oggi 20/05/09 alle ore 14.00 il blog "Natura a Buccinasco" nelle vesti del sottoscritto ha partecipato ad una escursione denominata per l'occorrenza "gita tra i fontanili".
Ci tengo a ringraziare la scuola di Robbiolo per avermi invitato e per aver trascorso una bella esperienza in compagnia di tanti piccoli amici, curiosi di scoprire gli affascinanti tesori naturalistici presenti qua e là nel nostro Comune.
Siamo partiti in bicicletta dalla scuola in questione e proseguendo per via Aldo Moro abbiamo imboccato la via Piemonte, svoltato a sinistra in via della Resistenza, alla rotonda abbiamo girato a destra e imboccato la via e abbiamo proseguito per la via Archimede fino ad arrivare alla via Romagna. Qui ci siamo fermati alla prima tappa ovvero il fontanile Battiloca. Con l'ausilio del cartello e delle immagini annesse ho spiegato alla classe che cosa sono i fontanili e le loro caratteristiche peculiari. Si è fatto il giro a piedi della testa del fontanile e gli alunni hanno potuto vedere sia la fauna che la flora che popolano questo luogo. Si sono potuti osservare pesci e vari uccelli tra cui spiccavano per imponenza le oche cignoidi, i germani e le anatre mute. Particolare interesse ha destato anche la ferita del "guardiano del Battiloca" ovvero dell'albero più grande del fontanile. La ferita intesa come ramo spezzato era dovuta al forte maltempo dell'estate del 2008.
Non nascondo che ho avuto all'inizio un po' di tensione e molta emozione a parlare davanti ad una ventina di persone.
Dalla testa del fontanile abbiamo seguito l'asta e siamo giunti nel ponte sotto la tangenziale dove i ragazzi hanno potuto vedere alcuni anfibi quali rane e tritoni mentre nelle rogge accanto nuotavano in modo incessante i pesci.
Passato il percorso sotto la tangenziale siamo giunti a Buccinasco Castello e alla nostra seconda e ultima tappa principale ovvero il fontanile Bazzanella. Qui, in un contesto agricolo, abbiamo potuto trovare resti di gambero rosso della Louisiana lasciati, con molta propabilità, da qualche airone.
Al ritorno ci siamo fermati alla Cascina di Buccinasco Castello della famiglia Cossa dove una gentilissima persona ci ha illustrato il contesto storico e sociale del vecchio borgo.
La gita è così giunta al termine e siamo tornati, seguendo la strada di andata, alla scuola di Robbiolo. Qui siamo saliti in classe e le maestre con i loro giovani studenti mi hanno ringraziato, in attesa di altre iniziative di questo tipo.
E' stata una bellissima esperienza anche per me ed è stata un'opportunità molto importante soprattutto per questi giovani amici ai quali spetterà a noi lasciare a loro un ambiente il più possibile sano e salubre in cui poter gioire delle meraviglie che la Natura ci regala ogni giorno.
postato da TursiopsPL alle ore 20:04 | link | commenti
categorie: ambiente, blog, percorsi, informazione, bicicletta, itinerari, buccinasco, fontanile, battiloca
venerdì, 01 maggio 2009

BiciBlog - percorsi ciclistici del blog Natura a Buccinasco (1 di 22)

Inauguro oggi la nuova rubrica dedicata agli itinerari ciclistici del qui presente blog. Tale evento è diviso in varie puntate ciascuna delle quali si focalizzerà su alcune caratteristiche prerogative delle zone in esame. Lo scopo è quello di mostrare come la nostra Buccinasco sia una città vivibile sotto tutti gli aspetti in particolare per quanto riguarda quello ciclistico. Gli spazi verdi non mancano e il percorso qui mostrato cerca di toccare tutti i principali punti di interesse naturalistico.
Ecco quindi la partenza e la prima parte del percorso:

FIG. 1 - BiciBlog 1 di 22

Si parte da Spina Azzurra, dallo spiazzo che costeggia la via Dante. Dietro di noi c'è il primo dei 3 laghetti del parco in questione. Si procede verso via Lecco e si svolta a sinistra imboccando il viale Lombardia.
Superata la concessionaria FIAT, si svolta a destra imboccando la via don Minzoni.
VARIANTE 1: continuando per il viale Lombardia, superando quindi via don Minzoni e proseguendo in direzione Chiesetta, è possibile giungere al parchetto di viale Lombardia e poco più avanti si può ammirare la chiesa di San Biagio.


FIG. 2 - viale Lombardia


FIG. 3 - chiesetta di San Biagio

Percorrendo tutta la via don Minzoni, si giunge presso una rotonda alla quale si procede dritti imboccando la via Lario. Proseguendo per questa via, sulla destra si può costeggiare il laghetto di via Lario e poco più avanti sulla sinistra si giunge alla zona Romano Banco ove risiede l'attuale Municipio di Buccinasco.


FIG. 4 - Municipio

VARIANTE 2: poco prima del laghetto di via Lario si può svoltare a destra e seguire il "vicolo del laghetto" che porta al parco delle fate. Da qui è possibile entrare al parco Resistenza di Corsico in cui è presente un laghetto più piccolo.
Seguendo la pista ciclabile si percorre tutta la via Lario giungendo alla rotonda di piazza della Libertà e da qui si procede dritto imboccando la via Primo Maggio.
postato da TursiopsPL alle ore 00:08 | link | commenti
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martedì, 21 aprile 2009

COMUNICAZIONE DI SERVIZIO

Si avvisano i gentili lettori che l'aggiornamento del blog riprenderà a breve. Stiamo lavorando su diversi progetti che saranno illustrati in seguito. Ci scusiamo per il disagio.
postato da TursiopsPL alle ore 22:03 | link | commenti
categorie: blog, buccinasco
martedì, 31 marzo 2009

“TESORI NASCOSTI”: L’AVERLA PICCOLA

Passeggiando in bicicletta per le campagne del Parco Agricolo Sud Milano, volgendo lo sguardo sui fili o sugli alberi, è possibile scorgere la presenza di un uccello molto particolare. A prima vista potrebbe sembrare un comune passero ma un occhio allenato e attento noterebbe che la colorazione delle piume è particolare.
Si tratta dell’Averla piccola (Lanius collurio), un passeriforme appartenente alla famiglia Laniidae e al genere Lanius.
E’ l’unica Averla europea con il dorso castano, senza bianco sulle ali. Presenta un caratteristico becco robusto e uncinato che ricorda quello di un rapace.
Gli individui di questa specie sono lunghi circa 18 cm e dimostrano un dimorfismo sessuale (caratteristiche esterne differenti tra il maschio e la femmina). Mentre il maschio presenta la testa grigia con una fascia nera all’altezza degli occhi, il dorso castano e il ventre molto chiaro, la femmina e i giovani hanno una colorazione meno contrastata, tendente al bruno-rossastro.
Il volo è ondulato per brevi tratti ma abbastanza rettilineo su lunghi percorsi.
Una caratteristica abituale di questo passeriforme è quella di posarsi sulla sommità di cespugli, alberi, pali e sui fili per ispezionare attentamente il territorio circostante.


FIG. 1 - esemplare maschio di Averla piccola

Essendo di indole fiera e solitaria, l’Averla piccola predilige come areale le campagne cespugliose, incolte, i margini dei boschi, i frutteti e le zone montane sassose e ricche di cespugli sparsi.
Il cibo è costituito prevalentemente da invertebrati (insetti) ma anche da piccoli nidiacei, arvicole, piccoli rettili (lucertole), anfibi (rane), lombrichi e ragni ma non disdegna resti in decomposizione.
Le prede vengono catturate secondo diverse modalità: calando rapidamente sugli scarafaggi e altri invertebrati che si trovano sul terreno, oppure inseguendo gli insetti in volo. Spesso infilza le sue prede sulle spine e queste costituiranno la sua riserva di cibo per le stagioni più difficili.
La stagione riproduttiva si apre con l'arrivo primaverile dei maschi, che scelgono il loro territorio in attesa delle femmine, per le quali si esibiscono in vere e proprie danze nuziali, accompagnate da offerte di cibo.
Durante l’estate, lungo la vegetazione delle rogge presenti tra Buccinasco Castello e Gudo Gambaredo, ho avuto modo di osservare proprio questo rituale di corteggiamento ed è stata un’esperienza davvero entusiasmante. Tale avvistamento rappresenta un dato molto importante in quanto indica che nel nostro Comune l’Averla piccola risulta essere una specie nidificante.
Nidifica dalla fine di maggio a giugno in un nido fatto di steli, erbe, muschi e imbottito internamente di materiale più fine, il tutto ubicato a poca altezza dal suolo preferibilmente in cespugli fitti e spesso spinosi (come rovi e biancospini).
La femmina depone 5-6 uova molto variabili, giallastre, crema, verdastre e punteggiate di scuro di solito all'estremità più ottusa. Queste vengono covate dalla femmina per 14-15 giorni e i piccoli nati rimarranno nel nido per circa 2 settimane e dipenderanno dai genitori per almeno un mese.
L’Averla è una specie migratrice e sverna nell’Africa orientale e meridionale. Risulta essere anche nidificante in luoghi adatti di pianura, collina e montagna (fono a 1800 metri) del nostro Paese.
La specie e' protetta dalla Convenzione di Berna (allegato 2) ed è inclusa nell’allegato I della direttiva "Uccelli" 79/409/CEE.
Tutte le averle sono in forte rarefazione essendo animali legati agli ambienti di siepe in forte contrazione e dei predatori in cima alla catena alimentare, quindi soggetti più di altri uccelli alla pressione legata all'uso di prodotti insetticidi. Questi ultimi infatti costituiscono una delle cause principali del loro declino, soprattutto in ambiente di pianura. Il taglio delle siepi e la diminuzione dei terreni incolti comporta un drastico calo della disponibilità di prede per questi esemplari.


FIG. 2 - maschio e femmina di Averla piccola

L’Averla piccola, essendo un uccello insettivoro e carnivoro e quindi un predatore, ricopre un ruolo fondamentale per la salvaguardia dell’ecosistema. Questo uccello infatti aiuta a mantenere costante il numero di prede presenti in un determinato habitat. La sua presenza oltre ad essere un indicatore di biodiversità risulta essere importante per mantenere in equilibrio diverse popolazioni di animali.
postato da TursiopsPL alle ore 23:05 | link | commenti
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martedì, 24 marzo 2009

ANALISI DEI FILAMENTI CADUTI A NOVEMBRE 2008

Il giorno 08 novembre 2008 i cieli di Buccinasco (ma non solo) furono solcati in modo copioso da aerei che rilasciavano abbondanti scie chimiche. Ciò che destò la mia preoccupazione fu la vista di moltissimi filamenti bianchi che cadevano letteralmente dal cielo.
Non mi era mai capitato di assistere ad un avvenimento simile e, mosso da preoccupazione e curosità, decisi di raccogliere diversi campioni da far analizzare.
Spedii quindi alcuni di questi filamenti, raccolti in diversi punti, ad un biologo G.P. del CUN (Centro Ufologico Nazionale) che gentilmente li analizzò in modo scientifico sulla base degli strumenti e dei saggi disponbili e attuabili.
Tali risultati, a dir poco interessanti, furono presentati in anteprima al 17° simposio mondiale sull'ufologia tenutosi a S. Marino lo scorso weekend.
Dapprima, personalmente, provai ad analizzare con quanto era in mio potere, tali campioni notando delle particolarità per quanto riguarda la loro caratteristiche ottiche (microscopia in campo chiaro e a fluorescenza). Successivamente restai in attesa dei risultati proveninenti da analisi più mirate e massicce.
Inizialmente cercai informazioni in Internet (evitando accuratamente i siti di disinformazione) e le mie ipotesi si focalizzarono su:
- capelli d'angelo
- polimeri artificiali


FIG. 1 - polimeri di ricaduta

Conoscendo abbastanza bene la fauna e la flora del mio territorio e osservando lo stranissimo comportamento di tali polimeri, scartai subito l'idea che potesse trattarsi di un prodotto di origine animale o vegetale per vari motivi tra cui l'assenza di aracnidi sui suddetti filamenti o nei loro paraggi, la particolare elettrostaticità e "appiccicosita'" nonchè la lunghissima permanenza, anche a distanza di mesi di tali filamenti. Le ragnatele naturali invece si degradano nell'arco di un paio di settimane.
Una correlazione importante è il legame tra la caduta di questi polimeri (o meglio, biopolimeri) in concomitanza con le scie chimiche. Quel giorno poi in varie parti di Italia sono stati avvistati degli OVNI e sempre a Buccinasco ho notato due aerei "caccia" militari volare in formazione come se avessero intercettato qualcosa.
Il riassunto dei risultati delle analisi che riporto in seguito vogliono solo essere un compendio, un tassello che va ad aggiungersi alle prove dell'esistenza quanto meno anomala di fenomeni che accadono sopra le nostre teste e che a mio avviso hanno una comprovata origine artificiale e militare.
Desidero quindi riportare in questa sede alcuni estratti della relazione pervenutami pochissimi giorni or sono.
I "polimeri di ricaduta" esaminati:
- NON SONO sicuramente la produzione (che risulterebbe a livello industriale, fra l’altro, per coprire l’estensione territoriale Vercelli–Milano/Bologna–Ferrara !) delle ghiandole serigene dei cosiddetti “ragni d’alta quota”, la cui esistenza (dal punto di vista entomologico) lasciamo appannaggio delle “leggende metropolitane”, con buona pace del CICAP.
- NON SONO assimilabili, nemmeno lontanamente, ai filamenti di “bambagia silicea” (o “capelli d’angelo”, “cheveux d’ange” alla francese: si volatilizzarono in breve tempo, quasi “sublimandosi” a contatto delle mani, a differenza di quelli in oggetto, tuttora resistenti), caduti in concomitanza col passaggio a bassa quota di OVNI, su Oloron nel 1952 e su Firenze nel 1954. In quest’ultimo caso, grazie all’intraprendente solerzia di uno studente, allora laureando in ingegneria, si è potuta eseguire l’analisi chimica dei filamenti presso l’Istituto di Chimica Analitica dell’Università di Firenze. Il referto analitico conclude lapidariamente: “Sostanza a struttura macromolecolare, contenente boro, silicio, calcio e magnesio. In linea puramente ipotetica, potrebbe trattarsi di: vetro borosilicico. Firmato: il Direttore, Prof. G.Canneri”.
Dopo aver effettuato diverse analisi (prove di combustione, misurazione pH, prove di solubilità, saggi coi reattivi di Loewe e Schweitzer, etc.), tali filamenti parrebbero presentare alcuni comportamenti simili alla seta (simili, non uguali).

Che senso ha parlare di “seta volante” ?

Sono state formulate tre ipotesi:

1) - I filamenti analizzati sarebbero da collegarsi, in qualche modo, al sorvolo delle località interessate da parte di oggetti volanti non identificati, così come riferito da numerosi testimoni: situazione simile, pertanto, a quelle già citate (Oloron, 1952; Firenze, 1954), con l’unica differenza consistente nel tipo di sostanza ricaduta al suolo (borosilicato contro polimeri organici). Anche oggi, come allora, restano sconosciute le motivazioni di tale “pioggia”.

2) – I filamenti analizzati sarebbero un “sotto-prodotto”, una conseguenza “accessoria” del progetto (si dice a carico della NATO) di modificazioni climatiche, al fine di prevenire la formazione di eventi atmosferici turbolenti (uragani, precipitazioni intense, trombe d’aria), particolarmente disastrosi per il continente europeo. Tale progetto verrebbe messo in atto mediante il rilascio in atmosfera, da parte di aeromobili privi di contrassegno identificativo, di particolari elementi (bario, ioduro d’argento, ecc.) in grado, per l’appunto, di influire sul clima, impedendo o favorendo la formazione di nubi e le relative piogge. Questa azione diretta sul clima è già stata sperimentata con successo durante lo svolgimento delle Olimpiadi di Mosca, nel 1980, grazie ad un’intesa (al tempo segreta e trapelata solo dopo la caduta del muro di Berlino) fra l’aeronautica sovietica e quella statunitense. Ma anche oggi possiamo notare gli effetti della dispersione delle suddette sostanze nei nostri cieli: entro 48 – max. 72 ore dalla comparsa delle “chemtrails”, rilasciate da velivoli non identificabili nell’atmosfera tersa, si osserva la comparsa di formazioni nuvolose, seguite da precipitazioni più o meno intense.

3) – I filamenti analizzati sarebbero il risultato di un processo di polimerizzazione di sostanze organiche (bio-polimeri di sintesi), realizzato artificialmente ed impiegato come “supporto” di altri componenti (polveri metalliche?), allo scopo di diffondere nell’atmosfera un “aerosol”, atto a potenziare ed estendere, nello spazio e nel tempo, la riflessione delle onde elettromagnetiche (radar, comunicazioni radio, trasmissioni satellitari); il tutto, ovviamente, a scopi militari di controllo ed “intelligence”. Questa ipotesi è quella più propense, dato che una delle proprietà della seta è quella di fissare con facilità sali di alluminio, ferro e stagno, con formazione di sali basici insolubili. In altre parole, questi polimeri bio-sintetici fungerebbero da “adiuvanti” nella nebulizzazione aerea di composti metallici non meglio rilevabili, comportandosi come i sistemi di diffusione dei semi da parte del vento, utilizzati da alcune essenze vegetali (tarassaco, tiglio, ecc.). Si tenga conto anche del fatto che (sicuramente su Parma, mentre non abbiamo riscontri per le altre località) la ricaduta così copiosa di “ragnatele” si è avuta dopo un intenso via-vai di aeromobili non identificabili, che hanno disegnato sulla verticale della zona uno “scacchiere” di scie (ma diverse da quelle “normali” di condensazione dei gas di scarico dei jet, per forma, dimensione ed insistenza temporale), denominate per l’appunto “chemtrails”, come osservato da numerosi testimoni oculari.

A mio parere, queste analisi sono state molto utili e scientificamente attendibili nel dimostrare l'evidente anomalia del fenomeno in questione. Purtroppo, essendo tali filamenti di origine "non naturale", i saggi scientifici convenzionali possono non essere adeguati ma questa è una ulteriore prova dell'eccentricità del fenomeno. I biopolimeri sono un metodo piuttosto efficace nell'interfacciare componenti artificiali con substrati o target naturali (viventi). Questo potrebbe essere uno dei motivi per cui tali polimeri assomigliano alla seta. Tale materiale infatti è biocompatibile e viene utilizzato non solo per il vestiario ma, recentemente, trova applicazione in ambito biotecnologico. In questo articolo infatti si può leggere che: un semplice procedimento, messo a punto dal bioingegnere F. O., alla Tufts University, trasforma i bozzoli dei bachi da seta in congegni ottici per applicazioni biologiche. [...] O. sostiene di aver compreso che la seta era ottima non solo per camicie e cravatte dopo un colloquio con David Kaplan, il responsabile del Dipartimento di Ingegneria biomedica della Tufts University, con cui condivide l’ufficio. Kaplan trasforma le proteine della seta in impalcature che ospitano cellule per i tessuti biologici modificati, tra cui gli impianti corneali. La seta, la fibra naturale più resistente mai conosciuta, è apprezzata dagli esperti di ingegneria dei tessuti perché è solida da un punto di vista meccanico, ma degrada in modo innocuo nell’organismo.
Fisico di formazione, O. ha intuito che se la seta produce ottime cornee artificiali, lo stesso meccanismo poteva replicarsi con i congegni ottici. In effetti, come si è visto, i suoi dispositivi prodotti con la seta funzionano bene quanto quelli realizzati con i materiali ottici tradizionali, quali il vetro e la plastica, se non in alcuni casi addirittura meglio. Inoltre, a differenza di questi materiali, la seta non deve essere trattata ad alte temperature o con solventi chimici.
Questa è una delle ragioni per cui l’utilizzo della seta è perfetto per i sensori; infatti, poichè i dispositivi serici si possono produrre in un ambiente favorevole, è possibile nella fase di allestimento incorporare molecole biologiche aggiuntive (come le proteine). Queste molecole servono come sensori che, una volta integrati nei dispositivi serici, possono rimanere attivi per anni. Nei congegni che Omenetto e Kaplan stanno sviluppando, le proteine racchiuse nel materiale ottico si legano in modo efficace a un obiettivo, come l’ossigeno o una proteina batterica; quando ciò accade, la luce trasmessa dal sensore cambia colore.

L'utilizzo di biopolimeri è molto utile per ridurre al minimo le possibili reazioni allergiche anche se il Morgellons potrebbe essere proprio un effetto collaterale della dispersione (sperimentazione) di tali filamenti tramite le scie chimiche. Esperimenti su vasta scala che vedono ignari cittadini trasformarsi in vere e proprie cavie da laboratorio.


FIG. 2 - SCIE CHIMICHE
postato da TursiopsPL alle ore 21:51 | link | commenti
categorie: ambiente, informazione, scie chimiche, buccinasco, denunce e opinioni
lunedì, 16 marzo 2009

TRACCE DI VOLPE...

Continua la ricerca di ulteriori prove che possano confermare la presenza della Volpe (Vulpes vulpes) nel Parco Agricolo Sud Milano di Buccinasco.
Dopo aver trovato un reperto fossile di Volpe, nella fattispecie un cranio, e dopo aver fotografato una carcassa di questo animale, una ennesima traccia che ho osservato e successivamente che ho potuto appurare essere, con molta probabilità, di una volpe, è stata la rilevazione dei suoi escrementi.


FIG. 1 - escrementi di Volpe

Gli escrementi della Volpe sono spesso visibili perchè deposti, solitamente, su punti elevati come sassi, tronchi o nel caso osservato personalmente su tane di talpe. Questo comportamento serve alla delimitazione del territorio.


FIG. 2 - escrementi di Volpe su rilievo di terra

Le Volpi si nutrono prevalentemente di piccoli roditori, insetti, uova, uccelli, lombrichi e con il cambiare della stagione varia anche la dieta. In autunno ad esempio si cibano di vegetali come bacche, pigne, semi e frutta.
A seconda quindi dell'alimento ingerito, anche la colorazione e la consistenza degli escrementi varia.
Tali escrementi hanno la forma di una salsiccia, arrotondata ad un'estremità e appuntita all'altra. Sono lunghi 5 - 8 centimetri e il diametro varia da 1.2 a 2.5 centimetri.
Lo sterco presenta spesso peli e il colore varia dal bruno scuro al grigio a seconda dell'alimentazione.
Se la Volpe ha divorato una certa quantità di ossa, i fosfati di calcio producono un rivestimento grigio.
Gli escrementi deposti all'interno del territorio della Volpe vengono coperti con terra o materiale vegetale.
postato da TursiopsPL alle ore 23:07 | link | commenti
categorie: ambiente, informazione, volpe, fauna, parco sud, buccinasco
lunedì, 16 marzo 2009

CACCIA CRIMINALE

Buccinasco - Sabato 14 marzo 2009 al confine tra le campagne di Buccinasco e Assago, poco dopo la Cascinazza, ho assitito ad una scoperta veramente straziante: diverse carcasse di nutria (Coypu - castoro sudamericano) barbaramente uccise e lasciate decomporre all'aperto.


MAPPA DEL LUOGO INCRIMINATO



FIG. 1 - carcasse crudelmente uccise da individui ignoranti, criminali e senza scrupoli (cacciatori ovviamente) e lasciate all'aperto.

Gli artefici di questo massacro sono dei CACCIATORI, difatti si sono potuti trovare diverse cartucce da fucili da caccia.


FIG. 2 - cartuccia da caccia

Questi emeriti ignoranti sono rei di diversi reati e a causa loro la CACCIA risulta essere una vera e propria attività ILLEGALE. Tali individui sono un vero pericolo sociale sia in termini di sicurezza e incolumità personale che in termini di igiene e stabilità ambientale.
Nel video-denuncia girato direttamente sul posto sono spiegate bene tutte le questioni del caso.
I capi di imputazione di questi beceri individui sono i seguenti:
- non rispetto della legge 157/92 in materia di prelievo venatorio
- inquinamento ambientale a causa dei rifiuti delle armi da fuoco


FIG. 3 - inquinamento da armi da fuoco (da ricordare che uno dei motivi dell'esistenza della caccia è quello di alimentare il commercio e il traffico di armi appunto)

- disturbo della fauna selvatica locale
- violazione di domicilio in quanto risulta essere un campo coltivato
- violazione del divieto di caccia del Parco Agricolo Sud Milano
- biocidio


FIG. 4 - ennesima carcassa di Nutria uccisa barbaramente e in modo illegale dai cacciatori

- violazione delle più basilari norme in materia di igiene e sicurezza ambientale


FIG. 5 - carcassa di Nutria in decomposizione . La colpa per eventuali pericoli sanitari è solo ed esclusivamente a pieno carico dei cacciatori. E' molto probabile che i tali individui creino apposta focolai di infezioni per attribuire intenzionalmente agli animali la causa di trasmissioni di patogeni. In realtà è una macchinazione creata ad hoc per alimentare questo inutile sterminio.

Questi cacciatori-criminali hanno commesso molte infrazioni sia civili che penali ed è giusto che la gente onesta e con un cuore sappia che succedono queste cose. L'informazione e la condivisione della conoscenza è potere.
Invito tutti i cittadini a collaborare attivamente con le Associazioni animaliste e ambientaliste dei vari Comuni, con le Amministrazioni locali e denunciare questi episodi alle autorità preposte (Polizia Provinciale).
Naturalmente queste sono considerazioni personali suffragate dai fatti qui riportati. Purtroppo si sa con che individui si ha a che fare pertanto non esistono giustificazioni su quanto qui riportato. Solo chi è in palese malafede potrebbe "giustificare" questo scempio, difatti mi aspetto come al solito insulti, minacce e diffamazioni dai soliti siti tipo ilcacciatore e migratoria. Invito caldamente questi siti a girare alla larga perchè qui vige il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero e di divulgare informazioni corrette.
postato da TursiopsPL alle ore 22:00 | link | commenti
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mercoledì, 11 marzo 2009

IL GAMBERO ROSSO DELLA LOUISIANA NELLE ROGGE DI BUCCINASCO

Buccinasco - Domenica 8 marzo ho avvistato un esemplare di gambero rosso della Louisiana (Procambarus clarkii) in una roggia nei pressi di Buccinasco Castello.
Questo crostaceo è di origine Americana ma da alcuni anni è diffuso in molti continenti. Prima di proseguire è d'obbligo spiegare come questo gambero sia potuto giungere fino a noi.
Il Procambarus clarkii è un gambero di acqua dolce ed è stato esportato per via della sua facilità di allevamento. A casua delle scarse e inadeguate misure di controllo, questo animale si è diffuso in modo piuttosto veloce nell'ambiente circostante.
Abbiamo dunque capito la vera causa di questa ennesima invasione di una specie alloctona: l'uomo, per mezzo della sua ignoranza e ingordigia. Come per molti altri animali, il mero interesse economico ha portato gli allevatori ad essere rei di creare gravi squilibri a molti ecosistemi.
Il gambero rosso della Louisiana, soprannominato anche "killer" è un crostaceo molto competitivo, con una maturità sessuale precoce ed è in grado di riprodursi più di una volta all'anno. Una femmina può deporre circa 300 - 500 uova alla volta). Queste peculiarità permettono al gambero di colonizzare velocemente i vari ambienti in cui si trova.
E' un animale estremamente adattabile tanto che riesce a resistere a diverse temperature, può vivere anche al di fuori dell'acqua e ha una soglia di resistenza molto alta per quanto riguarda l'eventuale inquinamento delle acque. Ciò significa che sopporta anche acque contaminate da fungicidi o erbicidi.
A differenza del nostro gambero di fiume, il Procambarus clarkii è portatore sano di un fungo che colpisce proprio il gambero europeo (autoctono).
Il gambero rosso della Louisiana è considerato un "flagello" per la fauna ittica in quanto preda uova di pesci e anfibi, concorre per le risorse alimentari e si ciba anche di piante acquatiche.
Questo gambero è in grado di costruire tane che sono una sorta di "gallerie" sotterranee della lunghezza anche di 5 metri che utilizza per proteggersi dai predatori e come luogo di riparo. Queste tane però costituiscono un grave problema per la stabilità degli argini, tenendo conto che in una tana possono convivere circa 50 esemplari.
Con la sua attività di scavo il gambero intorbidisce le acque e questo arreca disturbo alla flora e fauna sottomarina in quanto il pulviscolo sollevato arresta la luce solare.

FIG. 1 - Gambero rosso  intento a scavare in una roggia di Buccinasco

I predatori del gambero rosso in Italia non sono molti ma fortunatamente alcuni uccelli hanno imparato ad apprezzare questa preda come alimento. Tra i principali nemici si annoverano: aironi, tarabusi, cormorani e lucci.



FIG. 2 - Gambero rosso della Louisiana a Buccinasco


Ecco un breve estratto video del gambero rosso:
postato da TursiopsPL alle ore 21:39 | link | commenti
categorie: ambiente, informazione, fauna, emergenza, buccinasco

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